Vincenzo Varlaro

 ( Montegiordano )

          

Il silenzio è lo specchio del disperare / e questa luna è un rantolo infinito.
Tra il sentore delle alghe, del muschio
lievita l’amarezza dei vinti.
Sono l’albatro dei fiori malsani,
il cigno che invano protende le ali al cielo.

Come un temporale che si annuncia
ma che poi si allontana.
Così sei passata nella mia vita.
Non ho ricordo, d’occhi, di carezze
ma di tuoni che si rotolavano
nella valle.
E non ho più quella voglia di pioggia
che mi lasciasti e che toglieva il fiato.
Ora vivo in una casa davanti al mare
e la sera, quando vado a dormire,
lascio sempre le stelle accese.
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I GIOCHI DELLE NUVOLE
L’airone si trasformò in pecora
e il rospo gonfiò fino a partorire
tulipani e arance. La gazzella
si tramutò in leone, l’istrice in drago.
Poi la rosa si plasmò nel tuo profilo.
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PER FABRIZIO DE ANDRE’

Davanti ad Anubi, Thot, Osiride / e quarantadue giudici ti sei trovato a pesatre
la tua anima.
Ma Sobek non ti ha divorato.
Il tuo cuore pesava meno
della piuma di Maat.
Ora sulla collina giochi a carte
con il suonatore Jones
e consoli Kate che morì d’amore.

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Lampi di luce riemergevano e si tuffavano
nel respiro calmo delle onde.
Qualcuno diceva che fossero aguglie, qualche altro ricciole.
A me sembrava Dio- Riemergeva e si tuffava
nel mare blu - turchese di Montegiordano.

Sulla collina,
là dove la sera si rotola la luna,
là dove all’imbrunire saltellano le volpi
danzano le anime dei cantautori.
Tutta la notte
suonano e cantano e cantano e suonano
le canzoni migliori.
E tutti applaudono: il gufo,
le albicocche, le fragole, i limoni.

T’incontrai d’estate. Arrivasti
nella piazza come un raggio di sole.
Con un’aria di cerbiatto curioso
e diffidente salutasti la sera.
Avevi la pelle di pesca, gli occhi
di bosco, l’agilità dello scoiattolo.
Ti sentii parlare con gli amici.
Poi ti vidi andare via con un sorriso.
Qualcuno mi ha detto
che sei volato via da una rupe,
qualche altro ti ha visto migrare verso sud,
con gli aironi.

 

 




 

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